L’arte di perdersi: contro la dittatura delle destinazioni
12 Novembre 2025Ci fu un tempo in cui il viaggio era un atto di fede.
Si partiva senza sapere cosa si sarebbe trovato, si attraversavano terre sconosciute come pagine ancora bianche, si cercava la vita nei suoi silenzi. Oggi invece si parte per confermare quello che già si conosce, per rifare la foto che altri hanno già scattato, per dire “ci sono stato anche io”. Il turismo è diventato il modo più comodo di non viaggiare.
Siamo i figli di un mondo che ha scambiato l’autenticità con la comodità, l’incontro con il selfie, il silenzio con il rumore delle notifiche. Il viaggiatore è diventato un consumatore di esperienze e il pianeta una vetrina da attraversare con un trolley e una lista di “cose da vedere”. Si parla di destinazioni, non di mondi; di pacchetti, non di cammini.
Eppure il viaggio vero comincia quando la destinazione perde importanza.
Quando ci si lascia ferire da un odore, da una luce, da un incontro. Quando ci si sporca di terra, quando non si capisce la lingua ma si riconosce lo sguardo. Viaggiare non è mai stato un atto turistico: è sempre stato un atto di vulnerabilità, un modo per smontare le certezze e lasciarsi trasformare.
Il turismo di massa, invece, difende le certezze. Le impacchetta, le rende confortevoli, instagrammabili, replicabili. Il turismo costruisce copie perfette di ciò che era unico, e così uccide la sorpresa.
Essere contro il turismo di massa non significa disprezzare chi viaggia — significa voler tornare a viaggiare per davvero.
Scegliere i luoghi che non si fanno trovare, camminare più lentamente, guardare negli occhi chi si incontra.
Significa restituire al viaggio il suo potere di cambiamento, il suo mistero, la sua verità.
Io, Isidoro Atlas, continuo a partire non per scoprire il mondo, ma per farmi scoprire da lui.
Perché viaggiare, in fondo, è l’unico modo che resta per non diventare turisti di se stessi.
"Guardiamo il mondo filtrato da ciò che ci aspettiamo, non da ciò che esiste.”
🔟 Il Decalogo del Vero Viaggiatore secondo Isidoro Atlas
1. Perditi. Sempre.
Il viaggio comincia quando smetti di sapere dove stai andando. Le mappe sono utili, ma ogni tanto vanno sabotate. 🧭
2. Parla con chi non ti aspettavi.
La storia di un luogo vive negli occhi di chi lo abita, non nelle recensioni. Il miglior museo è un incontro casuale. 👀
3. Muoviti lentamente.
Correre è una forma elegante per non vedere niente. Cammina. Respira. Fai una sosta senza motivo. 🚶♂️
4. Non prendere, lascia.
Lascia un gesto gentile, un sorriso, un ricordo pulito. Il mondo non è un parco giochi: è una casa che non ci appartiene. 🌍
5. Non collezionare foto, colleziona cambiamenti.
Un’immagine non dice nulla se non ti ha trasformato. La memoria più potente rimane quella che non puoi condividere. ✨
6. Accetta il disagio.
Il viaggio vero graffia, scompiglia, mette a disagio. Se è tutto perfetto, allora è turismo. 🥾
7. Ascolta il silenzio dei luoghi.
Ogni territorio ha una voce: a volte è vento, altre volte è polvere, altre ancora è un canto distante. Chi ascolta davvero, capisce. 🌫️
8. Non consumare il mondo: incontralo.
Non “fare” un paese. Non “spuntare” una lista. Lascia che sia il luogo a fare qualcosa a te. 🔄
9. Non entrare dove tutti entrano.
I luoghi più affollati somigliano ai supermercati la vigilia di Natale. Devi andare dove non serve un biglietto. 🚪
10. Torna diverso.
Se torni uguale a prima, non hai viaggiato. Hai solo cambiato posizione nello spazio. E questo, purtroppo, lo fanno anche i pacchi postali. 📦➡️🧠